Dichiarazione di accessibilità 2026: cosa cambia davvero dopo il 23 settembre per le PA

l 23 settembre 2026 era il termine entro cui ogni Pubblica Amministrazione italiana, scuole comprese, doveva presentare o aggiornare sulla piattaforma di AgID la dichiarazione di accessibilità di ciascun sito web e di ciascuna app di cui è titolare. La dichiarazione riporta il livello di conformità, gli eventuali contenuti non accessibili e il meccanismo di feedback con cui chi incontra una barriera può segnalarla. Non è un adempimento da fare una volta sola: va riesaminata ogni anno, e la prossima scadenza cadrà il 23 settembre 2027.

Chi non ha ancora pubblicato è in una situazione di inadempimento e ha interesse a regolarizzare il prima possibile.

Ora che la scadenza è alle spalle, la domanda utile non è più “l’abbiamo compilata?”. È un’altra: “abbiamo dati aggiornati e verificabili per sostenere quello che abbiamo dichiarato?”. Da qui dipende il valore reale della dichiarazione, per i cittadini che usano i servizi digitali e per chi la firma.

Fotografia realistica, luce naturale, ambiente professionale di un ufficio comunale italiano moderno e luminoso con ampie finestre e pavimento in legno chiaro. Al centro una funzionaria di circa quarantacinque anni, seduta alla scrivania, controlla sul monitor la pagina di un sito web istituzionale organizzata a blocchi azzurri e gialli, con una casella di controllo spuntata. Accanto a lei, in piedi, un collega di circa trent'anni con nanismo indica lo schermo con una mano e tiene un taccuino azzurro nell'altra. Sulla scrivania una tazza gialla e un portatile aperto. Sullo sfondo, sfocati, altri colleghi al lavoro, tra cui una persona in sedia a rotelle.

Il quadro normativo: da dove nasce la dichiarazione

L’obbligo trova il proprio riferimento nella Legge 4/2004, la cosiddetta legge Stanca, modificata dal D.Lgs. 106/2018 in recepimento della Direttiva (UE) 2016/2102 sull’accessibilità dei siti web e delle app degli enti pubblici. La comunicazione di AgID del 16 settembre 2026 ha ricordato la scadenza a tutte le amministrazioni.

Il riferimento tecnico per i requisiti resta oggi la norma europea EN 301 549, nella versione 3.2.1. La nuova versione 4.1.1, che porta a WCAG 2.2, non ha ancora valore giuridico: ne abbiamo parlato nell’approfondimento su EN 301 549 e WCAG 2.2.

Per il settore privato il quadro è diverso e passa dall’European Accessibility Act, recepito con il D.Lgs. 82/2022. Per le PA, invece, la dichiarazione annuale su AgID è un passaggio fisso.

Cosa deve contenere davvero una dichiarazione

Secondo AgID, la dichiarazione è il documento che dà conto dello stato di conformità dei servizi digitali. Deve contenere tre elementi:

  • Lo stato di conformità del sito o dell’app rispetto ai requisiti di accessibilità.
  • I contenuti, le sezioni o le funzionalità non accessibili, indicati in modo esplicito.
  • Il meccanismo di feedback, cioè il canale diretto con cui cittadine e cittadini possono segnalare barriere digitali e chiedere supporto.

Un punto spesso trascurato: l’adempimento non riguarda l’ente in generale, ma ciascun sito web e ciascuna app, che vanno verificati separatamente. Portali tematici, app dedicate e sottodomini gestiti in autonomia contano come servizi a sé.

La procedura si svolge su form.agid.gov.it. L’accesso è riservato al Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD), la cui email istituzionale deve essere correttamente censita sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA). Dal 2026 il Form AgID prevede anche i profili Amministratore e Delegato: il secondo può essere abilitato a inserire dichiarazioni e obiettivi annuali, il primo gestisce gli utenti associati all’ente. Per i nuovi siti la piattaforma genera un link univoco da inserire nel footer del sito o nella sezione dedicata dell’app. Per le dichiarazioni già pubblicate negli anni scorsi, AgID indica che basta confermarle al termine dell’aggiornamento dei contenuti.

Proprio qui si nasconde il rischio, come vediamo più avanti: confermare è un gesto di pochi minuti, aggiornare i contenuti no.

Le conseguenze concrete del mancato adempimento

AgID ricorda che la mancata pubblicazione della dichiarazione costituisce un inadempimento normativo, con le responsabilità previste dall’articolo 9 della Legge 4/2004. Quell’articolo stabilisce che l’inosservanza delle disposizioni della legge è rilevante ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili e comporta responsabilità dirigenziale e disciplinare, ferme restando le eventuali responsabilità penali e civili previste dalle norme vigenti.

Come ha sintetizzato la stampa specializzata, l’inosservanza può quindi pesare sul piano dirigenziale e disciplinare, oltre che nella valutazione della performance di chi ha la responsabilità del servizio. La responsabilità, in altre parole, ha un nome e un cognome.

L'errore più comune: ricompilare invece di verificare

Molte amministrazioni trattano la scadenza come un modulo da rifare in cinque minuti. Le cose che cambiano in un anno sono però tante: nuovi contenuti, moduli e servizi online, fornitori terzi, plugin aggiornati, documenti caricati da uffici diversi. Un sito che era accessibile a gennaio può non esserlo più a settembre.

Non siamo i soli a dirlo. Anche la lettura che ne dà la stampa di settore è chiara: la dichiarazione deve rappresentare lo stato effettivo del servizio digitale e non ridursi alla semplice conferma delle informazioni inserite l’anno prima.

Una dichiarazione compilata senza una verifica reale alle spalle non tutela chi la firma. Al contrario, fissa per iscritto uno stato di fatto che potrebbe non corrispondere alla realtà. E chi usa ogni giorno quel servizio, una persona cieca con il lettore di schermo, una persona con disabilità motoria che naviga con la tastiera, una persona anziana con poca dimestichezza digitale, se ne accorge subito.

C’è poi un dato pubblico da tenere presente: AgID mette a disposizione un portale di monitoraggio con i dati e i report sull’andamento delle pubblicazioni e sul livello medio di conformità dei siti e delle app della PA. Lo scarto tra ciò che si dichiara e ciò che si misura è sempre più visibile.

Fotografia realistica, luce naturale, sala riunioni di una Pubblica Amministrazione italiana durante una revisione periodica dei dati di accessibilità. Un grande schermo alla parete mostra grafici a linee e a barre in azzurro, giallo e rosa che rappresentano un andamento nel tempo, senza testo leggibile. Attorno al tavolo quattro persone: una donna in sedia a rotelle di circa quarant'anni che indica un grafico, un uomo di circa cinquant'anni con apparecchio acustico visibile che annuisce, una giovane funzionaria che digita su un portatile, un dirigente di circa cinquantacinque anni che prende appunti su un taccuino azzurro. Sul tavolo una tazza gialla.

Dalla dichiarazione annuale al monitoraggio continuo

Per Willeasy, l’accessibilità non si dichiara una volta l’anno e poi si archivia: si misura, si aggiorna, si dimostra. È il principio con cui lavoriamo dal 2018, come racconta l’esperienza di due Comuni del Friuli Venezia Giulia: le informazioni sull’accessibilità devono essere oggettive e verificabili, perché informazioni irrilevanti per qualcuno sono vitali per altri.

Applicato alla dichiarazione, il metodo che proponiamo alle Pubbliche Amministrazioni si articola in quattro passaggi:

  1. Censimento e analisi del punto di partenza: quali siti e app rientrano nel perimetro e quale è il loro stato rispetto ai requisiti in vigore, servizio per servizio.
  2. Test con persone con disabilità reali: gli strumenti automatici da soli non bastano. Con WB4U, il servizio Willeasy per siti web ed ecommerce, le verifiche sono validate da un Comitato Tecnico composto da persone con disabilità.
  3. Piano di miglioramento con priorità chiare: gli interventi sono ordinati in base all’impatto sulle persone e sui servizi più usati, e i contenuti non accessibili diventano un elenco da ridurre nel tempo.
  4. Misurazione nel tempo: controlli periodici e dati confrontabili a ogni rilascio, così la dichiarazione di ogni anno si appoggia su evidenze già raccolte e non su una corsa dell’ultimo momento.

Il vantaggio non è solo di tutela. Un servizio digitale davvero accessibile riduce le richieste di assistenza, migliora l’esperienza di tutte le persone che lo usano e rafforza la fiducia verso l’amministrazione. Su questo tema trovi un quadro più ampio nell’articolo sull’accessibilità digitale come leva strategica.

Checklist per una dichiarazione che regge nel tempo

  1. Controllare gli accessi. L’email istituzionale dell’RTD deve essere corretta su IPA e i profili Amministratore e Delegato del Form AgID vanno assegnati per tempo.
  2. Censire tutti i servizi digitali. Siti, app, portali tematici e sottodomini: ciascuno ha la sua dichiarazione.
  3. Verificare servizio per servizio. Test tecnici e prove con persone reali, non solo la lettura del report dell’anno prima.
  4. Descrivere con precisione i contenuti non accessibili. Un elenco chiaro e aggiornato vale più di una formula generica.
  5. Mettere alla prova il meccanismo di feedback. Il canale deve essere facile da trovare, funzionare davvero e ricevere risposta.
  6. Controllare che il link alla dichiarazione sia al suo posto: nel footer del sito o nella sezione dedicata dell’app.
  7. Rivedere i contratti con i fornitori. La Legge 4/2004 prevede che i contratti per la realizzazione e la modifica di siti e app includano il rispetto dei requisiti di accessibilità, a pena di nullità.
  8. Formare chi pubblica contenuti. Molti problemi nascono a valle, da un documento caricato senza attenzione. Percorsi come Willeasy Learning aiutano a costruire competenze interne.

Un consiglio pratico: fissare la revisione a metà anno, così a settembre resta soltanto la conferma su una base già verificata.

Domande frequenti

Cosa succede se la mia PA non ha pubblicato la dichiarazione entro il 23 settembre? La mancata pubblicazione è un inadempimento normativo, con le responsabilità previste dall’articolo 9 della Legge 4/2004. Conviene completare la procedura sul Form AgID il prima possibile e usare l’occasione per impostare un controllo periodico.

La dichiarazione riguarda anche le scuole? Sì. Le istituzioni scolastiche sono Pubbliche Amministrazioni e devono presentare o aggiornare la dichiarazione entro la stessa data.

Ogni quanto va aggiornata? Ogni anno, entro il 23 settembre. La dichiarazione va riesaminata e, quando serve, aggiornata prima della conferma.

Fotografia realistica, luce naturale, sala riunioni luminosa di un ente pubblico italiano durante una sessione di test di un sito web istituzionale. Un uomo cieco di circa cinquant'anni, con occhiali scuri, seduto al tavolo, usa un portatile con il lettore di schermo e un auricolare; il bastone bianco è appoggiato al tavolo. Accanto a lui una tecnica di circa trentacinque anni prende appunti su un taccuino azzurro e sorride. Dall'altra parte del tavolo una funzionaria più anziana con i capelli grigi osserva lo schermo di un tablet. Sul tavolo una tazza gialla.

Se la tua amministrazione vuole capire quanto la dichiarazione di accessibilità è sostenuta da dati reali e costruire un percorso di monitoraggio capace di reggere alle prossime scadenze, è possibile attivare un confronto diretto con il nostro team per valutare le esigenze specifiche e definire un piano operativo su misura.

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