L'accessibilità diventa un indicatore di sostenibilità: l'esperienza di due Comuni del Friuli Venezia Giulia
Qualità dell’aria, verde urbano, raccolta differenziata: sono da tempo le misure con cui un Comune racconta quanto il proprio territorio sia sostenibile. Manca, quasi sempre, un dato altrettanto concreto: “in relazione alle proprie esigenze, quanto è accessibile un territorio per chi lo vive ogni giorno?”
È la domanda da cui parte il progetto pilota in Friuli Venezia Giulia “Accessibilità Partecipata” in cui l’accessibilità non è trattata solo come un adempimento normativo limitandosi al PEBA, ma come un dato “vivo”, raccolto e analizzato tramite strumenti digitali.
I dati di accessibilità si aggiornano nel tempo grazie al coinvolgimento della cittadinanza e sono monitorati dall’amministrazione, che può così conoscere i bisogni di chi vive il territorio ogni giorno e orientare le politiche di pianificazione. A raccogliere la sfida i Comuni di San Vito al Tagliamento e di Martignacco.
Il progetto pilota e i dati sul PEBA in Italia
Per la maggior parte delle amministrazioni italiane, il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche resta un traguardo più che un punto di partenza. Un’indagine dell’Associazione Luca Coscioni, aggiornata al 9 luglio 2026, fotografa la situazione nei Comuni capoluogo: su 118, solo 45 (il 38%) hanno approvato il piano con delibera del Consiglio comunale, come richiede la norma.
Altri 17 si sono fermati a una delibera di giunta o a soluzioni parziali, 22 lo stanno ancora scrivendo e per 34 non risulta nulla. Allargando lo sguardo a tutti gli oltre 8.000 Comuni italiani, la quota di chi ha un PEBA sale appena al 15%. Sono numeri che Willeasy ha contribuito a mettere a fuoco, come ripreso da ANSA lo scorso 4 agosto.
A San Vito al Tagliamento, primo comune in Friuli Venezia Giulia ad aver aderito alla Rete dei Comuni Sostenibili, il PEBA è stato appena approvato ed è stato recentemente avviato “Accessibilità Partecipata”, il progetto pilota che si propone per un modello di indicatori di sostenibilità sociale, da affiancare a quelli ambientali già in uso nella Rete.
Dati che si arricchiscono nel tempo e monitoraggio
La differenza rispetto a un PEBA “tradizionale” sta nella logica: invece di fotografare la situazione una volta sola, con questo progetto si vuole costruire un monitoraggio continuo, alimentato da chi la città la vive davvero: residenti con e senza esigenze specifiche, lavoratrici e lavoratori, turisti.
Per il monitoraggio e l’aggiornamento continuo dei dati (anonimi e aggregati), Willeasy ha messo a disposizione due strumenti: la dashboard Accessibilità Partecipata e l’app I Am a Willer. Chiunque frequenti il territorio, può segnalare com’è un luogo (cosa funziona e cosa deve essere migliorato) senza dover avere per forza un’esigenza specifica di accessibilità. Il punto di forza è che le segnalazioni non restano generiche, ma possono essere lette anche alla luce dell’esigenza di accessibilità di chi sta valutando i luoghi. In questo modo l’amministrazione capisce non solo se un posto è accessibile, ma anche per chi lo è.
In Italia sono 2,9 milioni le persone con limitazioni gravi nelle attività quotidiane secondo i dati ISTAT più recenti, a cui si aggiungono persone anziane, famiglie con bambine e bambini piccoli e chiunque abbia delle difficoltà temporanee di accessibilità. Sono tutte categorie che beneficiano allo stesso modo di spazi più fruibili e adatti a vari tipi di esigenze.
Dai negozi al comune: allargare il perimetro dei dati
A San Vito al Tagliamento il progetto guarda anche oltre lo spazio pubblico. L’idea è coinvolgere le attività commerciali e ricettive, in modo tale che chi deve scegliere un locale sappia in anticipo cosa aspettarsi prima di recarvisi: dall’ingresso agli spazi interni. Per bar e ristoranti ciò significherebbe includere anche informazioni sull’alimentazione (celiachia, allergie, intolleranze): dettagli che per molte persone fanno la differenza tra andare in un locale, rinunciarvi o sceglierne un altro. Per gli esercenti, rappresenta un modo per farsi trovare da una clientela che, per mancanza di informazioni verificabili, ad oggi spesso rinuncia ad andare fuori o a scoprire posti nuovi.
Il progetto prevede anche il gemello digitale di tre edifici pubblici (incluso il palazzo storico del municipio) e la pubblicazione dei dati di accessibilità di questi spazi, raccolti con una mappatura professionale tramite l’app Willeasy Rileva. Chi deve accedere quindi a quegli spazi potrà farsi un’idea in anticipo di come sono fatti, prima ancora di arrivarci.
Un approccio simile, con un perimetro più circoscritto, è stato adottato anche dal Comune di Martignacco, in provincia di Udine: qui la stessa piattaforma serve a coinvolgere la cittadinanza nella fase partecipativa del PEBA, in fase di redazione, e poi a monitorarne i dati per i tre anni successivi.
Sono due esperienze distinte in cui lo stesso strumento risponde a obiettivi diversi: sostenere la costruzione di un piano e monitoraggio nel caso di Martignacco, alimentare una conoscenza permanente e continuativa del territorio in quello di San Vito al Tagliamento.
Alcuni dati di accessibilità in Friuli Venezia Giulia
Questo tipo di progetto è più facile da immaginare in una regione che ha già investito nella raccolta dati sull’accessibilità. Le mappature realizzate da PromoTurismoFVG e pubblicate sul portale FVG per tutti costituiscono uno dei patrimoni informativi più ampi in Italia su questo tema. Analizzando 714 strutture tra ristoranti e alberghi della regione, Willeasy ha rilevato che solo il 6,4% dispone di una doccia realmente utilizzabile da una persona in sedia a rotelle: un numero piccolo ma indicativo di quanto conti scendere nel dettaglio, invece di limitarsi a un’etichetta generica di “accessibile” o “non accessibile”.
Le voci del progetto "Accessibilità Partecipata"
“Il comune di San Vito al Tagliamento ha convintamente intrapreso il percorso verso una sostenibilità non solo predicata, ma anche praticata e per questo si sta dotando di strumenti per misurare la realtà e gli impatti che le proprie azioni hanno sulla vita dei cittadini. L’accessibilità dei luoghi e delle esperienze è un’attenzione spesso sottovalutata e, proprio in un comune sensibile al sociale e al benessere di ciascuno come il nostro, vogliamo sperimentare uno strumento di partecipazione collettiva alla costruzione di consapevolezza sulla fruibilità reale del territorio“, afferma Federica Del Frè, consigliera delegata al bilancio e referente del comune di San Vito al Tagliamento per la Rete dei Comuni Sostenibili.
“Quello che stiamo costruendo è un pannello di controllo che si arricchisce nel tempo: ogni valutazione di un cittadino, ogni scheda di un’attività economica, aggiunge un tassello a un quadro che diventa via via più preciso. Non è una fotografia statica, è uno strumento che cresce con l’uso. E siamo contenti che i primi due Comuni ad averlo adottato siano proprio in Friuli Venezia Giulia, la nostra regione“, aggiunge William Del Negro, founder di Willeasy.
Un modello replicabile
Il vero valore di questo approccio, per un’amministrazione, non si esaurisce nell’adempimento normativo. Un comune che conosce e comunica il proprio livello di accessibilità diventa più attrattivo per residenti, imprese, visitatori e visitatrici, e può misurare i propri progressi con lo stesso rigore che oggi si applica agli indicatori ambientali.
È questa la proposta che San Vito al Tagliamento porterà agli altri Comuni della Rete dei Comuni Sostenibili. A giudicare dal divario che l’indagine dell’Associazione Luca Coscioni fotografa a livello nazionale, è un modello che merita attenzione ben oltre i confini del Friuli Venezia Giulia.
La notizia ha già trovato spazio su Prima Friuli, Corriere Nazionale, Quotidiano Nazionale, NordEst News e Nordest24, a conferma di quanto l’iniziativa di San Vito al Tagliamento stia iniziando a farsi notare anche fuori dai confini comunali.


